Quando un film arriva a un festival o cerca attenzione sulla stampa, non basta avere una buona storia: bisogna anche fornire rapidamente tutte le informazioni utili per raccontarla. Un press kit serve proprio a questo. Spiego che cos’è, quali materiali contiene, come si distingue da un pressbook e come prepararlo per un film, un cortometraggio o un progetto audiovisivo.
Il press kit raccoglie tutto ciò che serve per raccontare un progetto
- Funzione: aiuta giornalisti, festival e professionisti a comunicare un’opera in modo corretto e coerente.
- Contenuti: include sinossi, scheda tecnica, biografie, fotografie, trailer e contatti stampa.
- Formato: oggi è soprattutto una cartella digitale, spesso accompagnata da un PDF consultabile.
- Cinema: può sostenere la promozione di film, cortometraggi, documentari, serie e progetti in sviluppo.
- Qualità: informazioni precise, immagini utilizzabili e materiali ordinati fanno la differenza.
Che cos’è un press kit e a cosa serve
Un press kit è una raccolta organizzata di materiali informativi e promozionali dedicata a un film, a un artista, a un’azienda o a un evento. Nel cinema viene messo a disposizione di giornalisti, critici, festival, distributori, partner e content creator che devono parlare del progetto senza perdere tempo a chiedere ogni singolo dato.
La sua funzione non è semplicemente “fare pubblicità”. Un buon kit offre una base affidabile per scrivere un articolo, preparare un’intervista, pubblicare una scheda film o presentare un’opera a una commissione. Riduce gli errori su nomi, ruoli, durata, produzione e crediti, mentre rafforza l’identità del progetto.
Io lo considero una sorta di biglietto da visita editoriale. Il film resta il contenuto principale, ma il press kit permette a chi lo riceve di capire subito che cosa sta guardando, perché è interessante e come può raccontarlo al proprio pubblico.
Quali materiali deve contenere un kit cinematografico
Il contenuto cambia in base al progetto e al destinatario. Un festival può richiedere soprattutto dati tecnici e materiali di programmazione, mentre una redazione potrebbe aver bisogno di fotografie, dichiarazioni del regista e informazioni sui temi affrontati.
La parte informativa
- Titolo dell’opera, titolo internazionale ed eventuale sottotitolo.
- Logline, cioè una frase che presenta il film in modo immediato.
- Sinossi breve, di solito tra 300 e 600 caratteri, utile per schede e cataloghi.
- Sinossi estesa, con maggiori dettagli sulla storia e sui personaggi.
- Scheda tecnica con durata, anno, paese, lingua, formato, genere e società di produzione.
- Cast artistico e tecnico, con ruoli e nomi scritti in modo coerente.
- Note di regia e dichiarazioni degli autori.
- Biografie e filmografie essenziali del regista, degli interpreti principali e dei produttori.
Per un cortometraggio non servono necessariamente decine di pagine. Una struttura di 8-15 pagine può essere sufficiente, se il progetto è presentato con chiarezza e senza ripetizioni. Per un lungometraggio sostenuto da una campagna stampa più ampia, il documento può diventare più articolato.
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I materiali visivi e audiovisivi
La cartella dovrebbe contenere fotografie di scena, ritratti del cast, immagini del regista e, quando disponibili, fotografie di backstage. I file devono avere una risoluzione adeguata alla stampa e indicare chiaramente i crediti fotografici.
Non devono mancare trailer, teaser, clip e poster. Se il materiale video è pesante, è più pratico inserire link di download o di visione insieme a una breve descrizione. Un errore frequente è caricare video senza specificare se siano destinati alla stampa, ai social o alla proiezione: anche questa distinzione aiuta chi deve utilizzarli.

Press kit, pressbook ed EPK non sono proprio la stessa cosa
Nel linguaggio professionale i termini vengono spesso usati come sinonimi, ma una differenza esiste. Il pressbook è generalmente il documento editoriale che approfondisce un film, con sinossi, note artistiche, interviste, biografie e scheda tecnica.
Il press kit ha un significato più ampio. Può comprendere il pressbook, ma anche fotografie separate, trailer, comunicati stampa, poster, loghi, materiali social e contatti dell’ufficio stampa. In pratica, il pressbook è spesso un elemento del kit complessivo.
L’EPK, cioè Electronic Press Kit, indica invece la versione digitale pensata soprattutto per televisioni, piattaforme, siti e media audiovisivi. Può includere interviste video, estratti, B-roll, cioè immagini di supporto prive di commento, e file audio. Per un piccolo corto non è sempre indispensabile, mentre diventa molto utile quando il progetto ha una distribuzione più ampia.
| Strumento | Che cosa contiene | Quando è utile |
|---|---|---|
| Pressbook | Documento scritto di approfondimento | Articoli, recensioni, festival e cataloghi |
| Press kit | Documenti, immagini, video e contatti | Promozione completa del progetto |
| EPK | Materiali digitali e audiovisivi per i media | Televisione, web, interviste e distribuzione |
Come prepararlo per festival, premi e industria
La prima cosa che faccio è separare i materiali in base all’uso. Un festival potrebbe aver bisogno di una sinossi senza spoiler, di una scheda tecnica precisa e di tre fotografie. Un giornalista, invece, potrebbe cercare una dichiarazione del regista o un’immagine verticale pronta per un articolo online.
Una struttura pratica può essere questa:
- Pagina iniziale con titolo, immagine principale, regista e contatti.
- Presentazione breve con logline e sinossi.
- Informazioni sul progetto con temi, genere, durata e contesto produttivo.
- Note degli autori e dichiarazioni utilizzabili dalla stampa.
- Cast e troupe con biografie sintetiche.
- Scheda tecnica completa e crediti.
- Materiali visivi con didascalie e crediti.
- Contatti dell’ufficio stampa, della produzione o del referente del progetto.
Quando si presenta un’opera a un premio, il press kit non sostituisce il modulo di candidatura né il regolamento. Serve però a rendere il progetto più leggibile e professionale. Premi, selezioni ufficiali e proiezioni vanno aggiornati solo dopo una conferma reale, evitando formule ambigue che possano sembrare riconoscimenti già ottenuti.
Per un progetto ancora in sviluppo, la cartella può contenere concept, moodboard, note di regia, teaser e informazioni sulla produzione prevista. In questo caso bisogna distinguere con precisione ciò che è già realizzato da ciò che è ancora in fase di sviluppo.
Gli errori che indeboliscono un press kit
Il problema più comune è la confusione. File con nomi generici come “foto_finale2.jpg” o versioni diverse della stessa sinossi costringono il destinatario a verificare quale sia il materiale corretto. Una cartella ordinata, con nomi chiari e sottocartelle essenziali, comunica già un buon livello di affidabilità.
Un altro errore è trasformare il documento in una brochure piena di aggettivi. Espressioni come “capolavoro imperdibile” o “film rivoluzionario” dicono poco se non sono sostenute da informazioni concrete. Meglio spiegare il tema, il punto di vista dell’autore, il pubblico di riferimento e gli elementi produttivi davvero distintivi.
- Sinossi troppo lunga o piena di spoiler.
- Nomi e ruoli del cast scritti in modo diverso da una pagina all’altra.
- Fotografie prive di crediti o con risoluzione insufficiente.
- Link scaduti, protetti da password non comunicata o difficili da scaricare.
- Contatti personali non più attivi.
- Loghi e materiali promozionali usati senza verificare i diritti.
- Informazioni non aggiornate dopo selezioni, premi o cambi di distribuzione.
La grafica conta, ma non deve ostacolare la lettura. Un PDF leggero, con testo selezionabile e titoli riconoscibili, è spesso più efficace di un file spettacolare ma pesante. La rapidità di consultazione è una qualità concreta, soprattutto quando il materiale viene esaminato insieme a molte altre candidature.
Come capire se il kit è davvero pronto
Prima di inviarlo, controllo il press kit come se non conoscessi il progetto. In meno di un minuto dovrei riuscire a capire che cos’è l’opera, chi l’ha realizzata, quanto dura, dove è stata presentata e a chi posso rivolgermi.
Farei anche un test pratico su tre destinatari diversi. Un giornalista deve trovare rapidamente una frase citabile e una fotografia; un festival deve recuperare i dati tecnici; un distributore deve capire il posizionamento del film e lo stato dei diritti. Se uno di questi profili resta senza informazioni, il kit va ancora perfezionato.
La verifica finale riguarda soprattutto coerenza, diritti e aggiornamento. Titolo, durata, crediti, premi, contatti e materiali scaricabili devono raccontare la stessa versione del progetto. È una cura poco visibile, ma spesso è quella che distingue una presentazione improvvisata da una professionale.
Il press kit migliore lascia spazio al film
Un press kit efficace non deve raccontare tutto al posto dell’opera. Deve offrire il contesto giusto, fornire materiali utilizzabili e permettere a chi lavora nell’informazione o nell’industria audiovisiva di costruire il proprio racconto.
Per questo consiglio di puntare su pochi contenuti solidi, aggiornati e facilmente accessibili. Chiarezza, precisione e coerenza contano più della quantità: quando il kit fa bene il suo lavoro, il lettore smette di cercare informazioni e può concentrarsi finalmente sul film.